lunedì, 28 aprile 2008
Quello che non ho
è quel che non mi manca...

F. De André, "Quello che non ho"
postato da: avvelenato82 alle ore 16:15 | Permalink | commenti (8)
categoria:natura, poesia
lunedì, 28 aprile 2008
Mi conforta constatare che qualcun'altro già nel Cinquecento pensava quello che penso io oggi. casa ariostoLui troppo progressista o io troppo reazionario? Non importa, no, non è importante (...)



Parva, sed apta mihi, sed nulli obnoxia, sed non sordida, parta meo, sed tamen aere domus


Che poi mi dicono voglia dire (nella vita chi non sa deve avere molta fiducia, ndr) "La casa è piccola ma adatta a me, pulita, non gravata da canoni e acquistata solo con il mio denaro"
postato da: avvelenato82 alle ore 14:15 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia
martedì, 22 aprile 2008
Voi avete mai sentito la canzone "Piazza Alimonda" di Guccini? Per quanto io sia personalmente molto distante ideologicamente parlando, mi pare un'opera d'arte vera e propria perché supera le faziosità e parla - e come ne parla! - di umanità, di vita tout court. Vi riporto sotto il testo linkato al video su Youtube, così quelli che dispongono di una connessione veloce possono comprendere meglio la grandezza del pezzo. Per chi soffre del digital divide, invece, resta un testo favoloso e l'invito a sopperire altrimenti.

Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare respiro al largo, verso l'orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, d'anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido d'Africa nera,
sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia
facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.

Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini
Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.

Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,
appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene?
Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.

Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare:
c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.
La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita.
postato da: avvelenato82 alle ore 12:06 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 21 aprile 2008
Ha vinto quel che c'era da vincere con i babies della Juve, ha promosso in serie B il Crotone e poi lo ha salvato per due anni di fila. Al primo anno ha portato, dopo 13 stagioni, il Genoa in serie A. Le sue competenze tattiche gli sono valse un posto da insegnante nel corso per allenatori della FIGC. Adesso si gode un ottavo posto di tutto rispetto, con 48 punti in 34 partite e con un credo tattico che non ha mai vacillato. Tutti dicevano che la difesa a tre in serie A non è sostenibile, a meno che non si abbia una rosa di primo piano. Invece.
Invece Giampiero Gasperini parla poco e fa giocare bene, sa quel che si deve fare. Ha fatto sembrare Sculli quasi un calciatore, ha messo in mezzo al campo un ex regista come Milanetto e con tanti fichi secchi ha celebrato notti di nozze sontuose. Non ha chiesto niente al presidente, in cambio gli ha dato dei giocatori da spremere quest'estate. Ha sottratto Borriello al suo destino da tronista di Uomini e Donne e gli ha fatto fare 20 gol, spedendolo dalle cosce di Belen alla braccia di Donadoni. Si è preso dalla Juve mezzo Konko più soldi e Masiello per metà Criscito, poi ha fatto di quel corridore nero un oggetto irresistibile di mercato, uno dei giocatori col rendimento più alto di tutta la serie A. Ma adesso lo potremo dire o no che questo Gasperini è un vero satanasso?
postato da: avvelenato82 alle ore 14:10 | Permalink | commenti (1)
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