venerdì, 18 dicembre 2009
Ha voglia di telefonare in Italia, di parlare con qualcuno. Che cosa sta facendo questo vecchio, decrepito continente al Terzo Mondo? Questo popolo di pirati e di beoni rissosi alle sue ex colonie, ai suoi ex sudditi, a chi ha piegato con la frusta e la violenza dopo averlo depredato e sfruttato? Con quale ipocrisia l'europeo impone regole e comportamenti come se i valori fossero  Copertina_camere_separateancora dell'Occidente quando invece tutto dimostra il contrario? Qual è la ragione per cui da ogni angolo del mondo i più disgraziati, i più poveri, i reietti della storia, le valanghe di straccioni, le orde di pezzenti e di mendicanti invadono le città dovendo addirittura scimmiottare, per integrarsi, di essere educati, perbenisti, ipocriti come tutta intera la middle class europea?  Come non provare una immensa, profonda, proprio interiore vergogna nel vedere gli occhi del ragazzo indiano con la sua giubbetta McDonald steso sul letto nel tentativo di recuperare qualche ora di sonno fra un turno e l'altro? Il risultato, pensa Leo, è che ci stiamo contendendo le città palmo a palmo con i poveri. E lui può già vedere la vecchia e malata Europa, con tutta la sua grandeur e la sua cultura e la sua boria, il suo tè delle cinque e le sue cerimonie accademiche, abolita, occupata, conquistata dalle masse dei più miseri, dei più affamati, dei più sfruttati. Sarà la loro guerra. I poveri si vendicheranno seminando figli ovunque, riproducendosi a raffica come il crepitio delle mitragliatrici, occupando ogni postazione con i propri cadaveri, usando se stessi come forza di sfondamento. Vinceranno, e di loro, evangelicamente, sarà la terra.


(P.V. Tondelli, Camere separate, 1989)
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domenica, 15 novembre 2009
   Il lupò diventò ancora più pensieroso. Rifletteva su come facesse mai una pantofola a morire. Ma ci mise troppo tempo a riflettere; avrebbe dovuto dirle qualcosa e invece non le disse niente e il taxi, come fanno quasi tutti i taxi del mondo, arrivò.
   Lui la guardò salire. Pensava a mille cose: chissà come le sta bene un vestitino a fiori scollato, glielo vorrei comprare io, e invece adesso lei cosa va a cercarsi un fidanzato, meglio se non lo trova, o se quel cretino annega o se lo ingoia un castoro, e cosa diavolo ci sta a fare un fidanzato tra noi due, non c'entra niente, e io adesso glielo dico, e invece no, non glielo dico perché devo andare in biblioteca a scrivere, anche se non ho proprio neanche un'idea in testa, ma poi lo so che mi viene, perché le idee vengono sempre, le persone invece alle volte se ne vanno, soprattutto le persone un po' speciali che magari hai appena incontrato e non vorresti che andassero via mai più, le legheresti al al tuo braccio con un cordino, come si fa con i palloncini, ma anche i palloncini poi se ne vanno, volano via e tu rimani con il tuo stupido cordino al braccio e cosa te ne fai, guardi il palloncino che se ne va in alto e poi non lo vedi neanche più, e chissà quanti milioni di palloncini ci sono in cielo, tutti i palloncini che abbiamo perso, che idioti!, cosa stavamo facendo quando li abbiamo persi, cosa avremmo potuto fare per non perderli mai, e io adesso cosa ci vado a fare in biblioteca, posso benissimo non andarci, e allora perché ci vado, e lei sale su quel maledetto taxi...
   O forse, semplicemente, era un lupo distratto. O aveva altri pensieri. O aveva una fidanzata lupa, magari ce l'aveva da dieci anni e non gli piaceva più ma non gliel'aveva ancora detto. O non pensava che quell'anatra era la storia della sua vita, perché non è mai così chiaro quale sia la storia della tua vita; o lo pensava, ma non abbastanza. A volte pensiamo una cosa, ma non abbastanza, e se non la pensiamo abbastanza, quella cosa fa pluff, se ne va...
   O la vita è così e basta, il tempo non è mai quello giusto, le cose devono andare in un altro modo, e non è mai vero che siamo noi a decidere come devono andare le cose, le cose vanno come vogliono loro.
   Sta di fatto che quel mattino quel lupo non fece niente per fermare quell'anatra. La lasciò semplicemente andare.
   E quell'anatra se ne andò.

(Paola Mastrocola, Che animale sei?)

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venerdì, 13 novembre 2009
L'indomani, trovato qualche cosa da mangiare fra le macerie, ripresero un po' le forze. Poi lavorarono come gli altri a soccorrere gli abitanti sfuggiti alla morte. Alcuni cittadini, ai quali essi avevano prestato aiuto, offrirono loro il miglior pranzo possibile in quel disastro; è vero che il pasto fu triste e i commensali annaffiarono il pane con le lacrime, ma Pangloss li consolò assicurandoli che le cose non potevano essere altrimenti. «Infatti, disse, tutto questo è quel che vi è di meglio; poiché se c'è un vulcano a Lisbona non poteva essere in un altro luogo; poiché è impossibile che le cose non siano dove sono; poiché tutto è bene.»
Un ometto nero, familiare dell'Inquisizione, seduto vicino a lui, prese educatamente la parola ecandido disse: «A quanto pare il signore non crede al peccato originale; poiché, se tutto è per il meglio, non esiste caduta né castigo. [...]»

Dopo il terremoto che aveva distrutto tre quarti di Lisbona, i saggi del paese non avevano trovato un mezzo più efficace per prevenire una rovina totale che dare al popolo un bell'auto-da-fé; infatti era stato deciso dall'università di Coimbra che lo spettacolo di alcune persone bruciate a fuoco lento, con grande cerimonia, fosse un segreto infallibile per far cessare i terremoti.
Così vennero a prendere un biscaglino accusato di aver sposato la propria comare, e due portoghesi che mangiando un pollo ne avevano gettato il lardo; dopo il pranzo vennero a legare il dottor Pangloss e il suo discepolo Candido, uno per aver parlato, e l'altro per aver ascoltato con aria di approvazione; i due furono condotti separatamente in stanze di un'estrema frescura, nelle quali non si veniva mai infastiditi dal sole; [...] Camminavano in processione così vestiti, e sentirono una predica assai patetica, seguita da una bella musica in falso bordone. Candido fu sculacciato a tempo, mentre tutti cantavano; il biscaglino e i due uomini che non avevano voluto mangiare lardo furono bruciati, e Pangloss venne impiccato, benché non fosse questo l'uso. Lo stesso giorno, la terra tremò di nuovo con un fracasso spaventoso.
Candido, spaventato, interdetto, smarrito, tutto sanguinante e palpitante, diceva fra sé: «Se questo è il miglior mondo possibile, come saranno mai gli altri? [...]»

(Voltaire, Candido)
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giovedì, 22 ottobre 2009
copertina_nabokovCincinnatus si spostò dalla branda al tavolo. Gli rincresceva di aver restituito tutti i libri e si mise a scrivere, per passare il tempo.
"Tutto quadra," scrisse "vale a dire che tutto mi ha tratto in inganno, tutto di questa patetica teatrale idiozia - le promesse di una fanciulla vlubile, lo sguardo lacrimoso di una madre, i colpi nel muro, l'amicizia di un vicino di cella, e infine quelle colline all'improvviso ricoperte da un esantema mortale. Tutto mi ha tratto in inganno poiché tutto quadra, tutto. È il vicolo cieco di questa vita, e io non avrei dovuto cercare la salvezza entro i suoi confini. È strano che abbia cercato la salvezza. Proprio come un uomo che si rattrista perché ha appena perso, in sogno, una cosa mai posseduta nella realtà, o una cosa che spera di ritrovare, sempre in sogno, il giorno dopo. Così si crea la matematica; ha insito un difetto fatale. Io l'ho scoperto. Ho scoperto la piccola incrinatura nella vita, il punto dove si spezza là dove una volta era stata saldata a qualcos'altro, a qualche cosa di genuinamente vivo, significativo, straordinariamente vasto - come devono essere capienti le mie definizioni perché io possa versarvi dentro, fino all'orlo, un significato cristallino... è meglio lasciare un che di non detto, altrimenti mi confonderò di nuovo. Dentro questa piccola, irrimediabile incrinatura si è sviluppata la putredine - ah, credo che comunque riuscirò a esprimere tutto - i sogni, la coalescenza, la disintegrazione - no, sto andando un'altra volta fuori dal seminato - tutte le mie parole più belle vengono meno e non rispondono al richiamo della tromba, e le restanti sono storpie. Ah, se solo avessi saputo di dover restare qui così a lungo, avrei cominciato fin dall'inizio e a poco a poco, lungo una strada maestra fatta di idee collegate fra loro secondo una logica, avrei raggiunto il risultato, avrei portato a termine il compito, la mia anima si sarebbe circondata di una struttura di parole... Tutto quello che ho scritto qui, finora, è solo la schiuma della mia eccitazione, un moto insensato, e la ragione è che ho fatto tutto così in fretta. Ma ora che mi sono temprato, ora che non mi spaventa quasi più la..."

(Valdimir Nabokov, Invito a una decapitazione)
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